IL MODELLO GEOLOGICO

Cari BGeologi,
questa settimana vorrei condividere con voi alcune riflessioni sul modello geologico, in particolare quelle che mi hanno portato ad elaborare il modello geologico di cui vi parlerò oggi.

Durante il mio percorso di formazione professionale ho avuto modo di poter vedere diversi modelli geologici e quello che mi ha colpito è stata la loro varietà!
I modelli erano diversi tra loro perché relativi a opere/interventi differenti o perché elaborati da geologi con esperienza e formazione diversa: in alcuni casi il modello geologico era identificato con una carta geologica dell’area vasta, in altri casi con un inquadramento geologico regionale, in altri casi ancora con una sezione tecnica su cui erano proiettate stratigrafie di sondaggio e i parametri meccanici, e così via.

Ognuno di questi modelli è corretto; non esiste, infatti, un modello geologico giusto o sbagliato perché ogni modello è una rappresentazione semplificata della realtà ed è fortemente condizionato dalla formazione personale e dall’esperienza lavorativa, oltre che dal significato che si attribuisce al termine “modello geologico”. È evidente, quindi, che l’elaborazione di un qualsiasi modello geologico è soggettiva.

La grande varietà e soggettività dei modelli che ho visto mi ha spinto a chiedermi se era possibile creare un modello geologico standard, adattabile alle diverse situazioni e costituito da elementi fissi da sviluppare sulla base dei dati di cui si dispone e della propria esperienza personale.

Così ho iniziato a pensare al significato di modello geologico e in particolare alla sua finalità, che si può identificare con la seguente semplice affermazione:

un modello geologico deve essere rappresentativo del volume significativo.

Questo significa che non è possibile costruire un modello geologico senza prima definire l’estensione dell’area e della profondità del volume significativo corrispondente a una specifica opera/intervento.
Il modello geologico è quindi elaborato a partire dall’opera/intervento entro il suo volume significativo e viene rappresentato attraverso quattro elementi ben distinti:
–  una carta del modello geologico,

–  una sezione del modello geologico,

–  una stratigrafia del modello geologico,

 

–  la descrizione delle unità litologiche presenti.

Nella carta è rappresentata la distribuzione e l’andamento delle unità litologiche presenti, mentre nella sezione e nella stratigrafia è rappresentato l’andamento delle unità litologiche in profondità e i loro rapporti stratigrafici. Nella descrizione, infine, sono esposte le caratteristiche fisiche e le proprietà idrauliche delle singole unità litologiche.
I vari elementi del modello sono complementari tra loro e nel loro insieme forniscono una rappresentazione semplificata del sito di progetto, elaborata in funzione dell’opera/intervento.

Provate a pensare a due opere diverse, ma ubicate nella stessa zona, come per esempio una strada e un pendio in frana: essendo ubicate nella stessa zona viene da pensare che possano essere rappresentate con uno stesso modello geologico, in quanto è probabile che le unità litologiche presenti siano le stesse.
Ma, anche considerando un’area con le stesse unità litologiche, le due opere delimitano due volumi significativi differenti, a conferma del diverso modo in cui le due opere interagiscono con lo stesso sito. Nel caso della strada, infatti, il volume significativo ha un’estensione areale a sviluppo lineare e con un’estensione in profondità dettata dalle caratteristiche dell’opera. Nel caso del pendio, invece, il volume significativo è un’area circoscritta, la cui estensione areale e in profondità è dettata dalle dimensioni del fenomeno franoso.
Di conseguenza, gli elementi del modello geologico della strada e del pendio saranno completamente diversi: le carte dei modelli copriranno aree diverse, le sezioni e le stratigrafie dei due modelli interesseranno profondità diverse e, infine, la descrizione delle unità litologiche sarà diversa, perché saranno evidenziate solo le caratteristiche ritenute utili in funzione dell’opera.

Personalmente la difficoltà principale che trovo nell’elaborare un modello geologico è legata alla quantità e alla bontà dei dati di partenza: per vari motivi, non sempre si dispone di dati sufficienti ad elaborare un modello geologico e in questi casi quello che mi aiuta è pensare all’opera/intervento, in particolare al modo in cui questa interagisce con le unità litologiche presenti.

Non esiste un modello geologico giusto o sbagliato, ognuno di noi crea il modello che più ritiene corretto. Quello di cui ti ho parlato ora è un modello nato da una serie di prove e tentativi fatti nel tempo: più modelli geologici vedevo e più pensavo ad un modello che potesse contenere sempre gli stessi elementi che consentissero di fornire una descrizione del volume significativo completa e adeguata all’opera/intervento. È innegabile che, a partire dalle stesse informazioni disponibili, due geologi elaboreranno due modelli completamente differenti: la componente soggettiva legata all’elaborazione e all’interpretazione dei dati è inevitabile, ma in un modello geologico costituito da elementi fissi, con una struttura indipendente dall’opera/intervento e da chi lo elabora, la soggettività è limitata ai contenuti e ai risultati.

Patrizia, Geologo