SULLA CLASSIFICAZIONE GRANULOMETRICA

Cari BGeologi,
questa settimana vorrei condividere con voi una riflessione sulla prova granulometrica.

La prova granulometrica è la prova che viene eseguita su campioni rappresentativi di un’unità, grazie alla quale è possibile classificare un terreno e dargli un nome sulla base della distribuzione delle dimensioni dei grani che lo compongono. Le metodologie utilizzate per l’analisi granulometrica sono diverse: oggi è possibile utilizzare strumenti che consentono l’analisi dell’intero spettro granulometrico ma, generalmente, l’analisi della frazione grossolana è eseguita per setacciatura, mentre l’analisi della frazione fine è eseguita per decantazione.
L’analisi granulometrica è una delle prove base per la caratterizzazione di un’unità e, a seconda della finalità della prova, la classificazione granulometrica di uno stesso campione cambia in funzione del sistema di classificazione adottato: un’analisi granulometrica può interessare unità di diversa natura ed essere finalizzata alla determinazione delle proprietà meccaniche oppure alla ricostruzione dell’ambiente deposizionale, ma in entrambi i casi, l’analisi è eseguita su campioni rappresentativi dell’unità, litologica o litotecnica, considerata.

Un’analisi granulometrica generalmente è eseguita con procedure standardizzate in cui viene specificato: la modalità di preparazione del campione, le modalità di esecuzione della prova, l’elaborazione e presentazione dei risultati. La scelta del sistema di classificazione dipende dalla finalità dell’analisi e le procedure sono diverse a seconda che l’analisi riguardi la frazione fine e la frazione grossolana.
Osservando le scale granulometriche in figura si può notare come il limite tra le due frazioni varia a seconda del sistema utilizzato e non solo, sono variabili anche all’interno della stessa classe.

Nelle classificazioni standardizzate, generalmente, i limiti tra le classi corrispondono all’apertura delle maglie dei vagli utilizzati per la setacciatura, mentre nelle classificazioni della frazione fine le classi sono definite su valori dimensionali prefissati. Esistono delle classificazioni in cui la frazione fine è molto dettagliata e sono generalmente utilizzate nella classificazione dei sedimenti come per esempio la classificazione di Shepard e Folk (USGS).

        
 

È evidente che ogni classificazione utilizza un grado di dettaglio nell’analisi rapportato alla finalità: nel caso di analisi finalizzate alla ricostruzione dell’ambiente deposizionale, la granulometria è importante sia come composizione sia come dimensioni perché fornisce informazioni sui meccanismi deposizionali, mentre un’analisi finalizzata alla caratterizzazione del suolo a fini colturali, richiede un grado di dettaglio nella composizione della frazione fine di un terreno. Nel caso di analisi granulometriche a fini geotecnici, la classificazione deve consentire di individuare le classi sulla base del loro comportamento meccanico, quindi la distinzione tra frazione fine e grossolana è fondamentale perché rappresenta il limite tra due comportamenti differenti.

L’utilizzo di una determinata classificazione, quindi della relativa procedura di analisi, è pertanto ininfluente solo in apparenza: ciò che accomuna tutte le procedure e le classificazioni è che l’analisi granulometrica viene eseguita su campioni rappresentativi, per cui l’analisi granulometrica finalizzata alla determinazione del comportamento meccanico va eseguita su un campione rappresentativo dell’unità litotecnica; quella finalizzata alla ricostruzione ambientale su un campione rappresentativo dell’unità litologica; quella mirata alla caratterizzazione di un suolo su campioni rappresentativi di un’ unità pedologica e così via.
Ogni classificazione implica l’utilizzo di una metodologia che fornisce risultati differenti per cui la scelta del sistema da adottare, l’elaborazione e l’interpretazione dei dati devono tener conto sia della strumentazione utilizzata sia della finalità dell’analisi: per caratterizzare un’unità litologica e/o litotecnica si può quindi utilizzare il sistema che si ritiene più adatto purché questo venga specificato.
Nel caso di un ripascimento per esempio o di un intervento idraulico che interessa i meccanismi di trasporto e/o sedimentazione fluviale la classificazione granulometrica è mirata alla ricostruzione dell’ambiente deposizionale, mentre nel caso d’interazioni tra un’opera/intervento e il sottosuolo la classificazione granulometrica è finalizzata alla definizione del comportamento meccanico delle unità litotecniche interessate.

Patrizia, Geologo