IDENTIFICARE IL FENOMENO FRANOSO

IDENTIFICARE IL FENOMENO FRANOSO

di patrizia dalu

Il punto di partenza di un qualsiasi studio sulle condizioni di stabilità di un pendio naturale è identificare il tipo o i tipi principali di fenomeno franoso presenti nel pendio studiato.

L’importanza dell’identificazione del fenomeno franoso

L’identificazione è indispensabile per individuare le caratteristiche della superficie di rottura e per capire i meccanismi di collasso e di evoluzione del fenomeno: conoscere l’andamento della superfice di rottura (planare, curvilineo, e così via) è indispensabile per costruire il modello geotecnico, mentre conoscerne la tipologia (superficie di neoformazione o di riattivazione e così via) è indispensabile per determinare i parametri di calcolo.

I fenomeni franosi sono vari e complessi e si differenziano per: la morfologia, i cinematismi di collasso, i cinematismi evolutivi, le caratteristiche della superficie di rottura, per i materiali coinvolti, per le cause innescanti e così via. Questa molteplicità è testimoniata dalle diverse classificazioni dei fenomeni franosi esistenti, tra le quali quella più diffusa e utilizzata è la classificazione di Varnes che, considerando una serie di elementi, classifica i fenomeni franosi in crolli, ribaltamenti, scorrimenti, espandimenti e flussi.

Ogni classe ha le sue caratteristiche, tuttavia è bene tenere presente che, trattandosi di fenomeni naturali estremamente complessi, spesso l’attribuzione a una delle classi diventa complicata, in particolare quando si tratta di fenomeni complessi e compositi. In questi casi, conoscere le caratteristiche di ogni classe è fondamentale per individuare la tipologia predominante e ipotizzare le possibili evoluzioni del fenomeno.

Pendio naturale e modello geotecnico

L’obiettivo dello studio di un pendio naturale è quello di costruire un modello geotecnico su cui eseguire delle verifiche di stabilità con differenti finalità (per esempio, per valutare se la sua evoluzione crea rischi e/o pericolosità, se la realizzazione di un’opera/intervento interferisce con l’equilibrio del pendio e così via), per cui l’identificazione di un fenomeno franoso non è mai fine a stessa e trattandosi di fenomeni naturalmente complicati, la ricostruzione del modello geotecnico implica una semplificazione della realtà indispensabile per poter eseguire la verifica.
È evidente che ogni studio è proporzionato all’estensione e all’importanza del fenomeno studiato e questo condiziona la raccolta dei dati indispensabili alla costruzione del modello geotecnico, il cui grado di accuratezza e approfondimento è direttamente collegato al grado di accuratezza e approfondimento delle indagini che, vista la complessità intrinseca del fenomeno, forniranno sempre dati puntuali e incompleti.

In cosa consiste quindi lo studio del pendio naturale mirato alla costruzione di un modello geotecnico?

1) Nel rilievo topografico del pendio grazie al quale si può ricostruire la morfologia del pendio e non solo. Il rilevo, infatti consente di avere delle informazioni sulla superficie di rottura perché restituisce la morfologia del pendio al momento dello studio: confrontarlo con topografie precedenti consente di avere informazioni sullo stato di attività e su come questa si è modificata nel tempo.

2) Nell’eseguire indagini mirate a ricostruire l’andamento della superficie di rottura (sondaggi, monitoraggi, e così via).

3) Nel campionare, identificare e parametrizzare i materiali direttamente interessati dal collasso.

4) Nell’individuare la presenza di elementi esterni in grado di creare interferenze con la stabilità globale.

L’identificazione del tipo di fenomeno finalizzata alla costruzione di un modello geotecnico parte dallo studio della sua morfologia, ovvero da un rilievo topografico del pendio studiato e dal riconoscimento in sito e in carta dei caratteri morfologici osservabili.


1996. Cruden D.M., Varnes D.J. – Landslide Types and Processes.Special Report, Transportation Research Board, National Academy of Sciences.

 


 

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